Superinteressante #7 — Le notizie non ti informano, ti rubano la giornata

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L'altra sera ero sul divano, distrutto. Giornata lunga. Ho fatto quello che faccio sempre quando sono stanco: ho aperto un sito di notizie. Venti minuti. Guerre, disastri, crisi economiche, previsioni catastrofiche. Venti minuti in cui non ho fatto niente — non ho riposato, non ho pensato, non ho lavorato. Ho solo assorbito la paura di qualcun altro. Quando ho spento, stavo peggio di prima. Non avevo una singola informazione utile per cambiare qualcosa nella mia vita. Avevo solo più ansia.

Non è stata la prima volta. È un pattern che conosco bene. Quando sono stanco ci capito, e ogni volta è la stessa storia. Le notizie ti agganciano perché il cervello è programmato per reagire alla minaccia. E i telegiornali lo sanno benissimo. Smettere di guardare le notizie è stata una delle decisioni che più ha cambiato le mie giornate. E ogni tanto ci ricasco — e ogni volta mi ricordo perché avevo smesso.


La cosa assurda è che il mondo non sta andando così male come sembra. La povertà estrema si è dimezzata in vent'anni. La mortalità infantile è crollata. L'alfabetizzazione è ai massimi storici. Ma nessun telegiornale apre con queste notizie — perché non fanno paura, e la paura è il prodotto che vendono. Il TG ti mostra il mondo peggiore possibile, non quello reale. E tu ci credi, perché dopo venti minuti di guerre e disastri il cervello non ha spazio per il contesto. Ha solo spazio per l'ansia.

La tentazione è restare informati, sentire di avere il controllo. Ma le notizie non ti danno controllo — ti danno l'illusione di controllo. Ti mostrano situazioni assurde, stimolano la paura, ti fanno sentire che il mondo sta crollando. E tu resti lì, incollato, perché il cervello legge la minaccia e dice: resta, devi sapere. Ma sapere cosa, esattamente? Non puoi fermare una guerra dal divano. Non puoi risolvere una crisi economica guardando un conduttore che ne parla con il tono di chi annuncia la fine del mondo.

Ogni minuto passato su una notizia che non puoi influenzare è un minuto sottratto a qualcosa che puoi influenzare — la persona accanto a te, il progetto sulla scrivania, la conversazione che stai rimandando. Non è ignoranza — è una scelta su dove metti la tua attenzione. L'attenzione è la risorsa più preziosa che hai. Il telegiornale la consuma prima ancora che la giornata cominci.


Una cosa che ho trovato:

Factfulness — Hans Rosling

L'ho letto un paio di anni fa e mi ha cambiato il modo di guardare il mondo. Rosling dimostra, dati alla mano, che quasi tutto quello che pensiamo di sapere sul mondo è sbagliato — e sbagliato nella direzione peggiore. Pensiamo che la povertà stia aumentando, che il mondo sia più pericoloso, che tutto stia peggiorando. I dati dicono il contrario. Il problema non è la realtà — è il filtro attraverso cui la guardiamo. E quel filtro, nella maggior parte dei casi, è il telegiornale. Lo trovate QUI.

"If you make only one change to your viewing habits, cut the news. TV news is incredibly inefficient; it's an endless loop of talking heads, repetitive stories, advertisements, and empty sound bites."

— Jake Knapp e John Zeratsky, Make Time

Una frase, una regola. Non serve aggiungere altro. Da quando l'ho applicata — non perfettamente, con ricadute, come quella dell'altra sera — le mattine sono un'altra cosa. L'energia che prima regalavo al telegiornale adesso la metto su quello che conta. E la differenza si sente dal primo giorno.


Quanti minuti al giorno passi su notizie che non cambiano niente nella tua vita?

Rispondimi — leggo tutto.

G.