Ho letto oltre 900 risposte. Qualcosa non torna.

newsletter

Domenica scorsa ho saltato il nostro solito appuntamento con la newsletter.

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Non per mancanza di cose da raccontarti, anzi. Mi sono preso il tempo per leggere tutte le oltre 900 risposte che mi avete mandato al questionario sull'intelligenza artificiale e, credimi, mi avete dato parecchio su cui riflettere, tanto che ho deciso di rivedere il layout della newsletter che già da questa settimana avrà una nuova sezione dedicata all'AI.

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È un argomento che sta occupando uno spazio sempre più importante nel mio lavoro e che, a giudicare dalle vostre risposte, sta diventando centrale anche per molti di voi.

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Ma oggi voglio partire proprio da quello che mi avete raccontato.

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«Mille chat aperte e poche conclusioni.»

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È una delle frasi che mi sono rimaste in testa.

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Ti avevo chiesto quale fosse il problema più grande che hai oggi con l'AI e sai qual è la cosa che mi ha colpito di più?

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Che dietro a difficoltà anche molto diverse ho ritrovato spesso la stessa sensazione: sapere di avere tra le mani qualcosa di straordinario, ma non riuscire ancora a sfruttarlo quanto si vorrebbe.

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C'è chi non riesce più a stare dietro agli strumenti che escono, chi ha la sensazione di usarne soltanto una piccolissima parte, chi vorrebbe costruire agenti e automazioni ma non riesce a farli funzionare come si aspetta.

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Qualcuno ha scritto «mi sento come se la stessi usando male», un altro «non ho 4h al giorno per stare a buildare».

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Poi c'è chi l'AI la utilizza già, anche parecchio, ma continua a scontrarsi con problemi di affidabilità, informazioni che si perdono, risultati da correggere e attività che non riescono a diventare parte del lavoro quotidiano.

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Una persona ha parlato di un «continuo loop di revisione e verifica», un'altra ha scritto che vorrebbe semplicemente riuscire a passare «dalla chat all'operatività reale».

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Ecco, quest'ultima frase mi ha fatto riflettere parecchio perché ci sono persone che stanno dedicando davvero tanto tempo a questa tecnologia: studiano, sperimentano, seguono tutorial, costruiscono progetti. Magari hanno già realizzato qualcosa di cui sono soddisfatte, eppure continuano ad avere la sensazione che potrebbe esserci molto di più.

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Capisco questa sensazione perché quando scopri quanto può fare l'intelligenza artificiale, è quasi inevitabile iniziare a immaginare tutte le cose che potrebbe cambiare nel tuo lavoro...

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...e poi ti scontri con la realtà.

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Quella fatta di clienti, scadenze, collaboratori, documenti sparsi, decisioni da prendere e giornate che, con o senza intelligenza artificiale, continuano ad avere ventiquattro ore.

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Ormai siamo circondati da dimostrazioni di quanto siano diventati potenti questi strumenti.

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Puoi dare in pasto a Claude una montagna di documenti e ottenere un'analisi in pochi minuti, costruire un'applicazione senza conoscere un linguaggio di programmazione oppure far esaminare all'AI dati, contratti, report e intere cartelle di file.

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Roba che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata fantascienza.

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E non sto parlando di giochini. Sono applicazioni che possono avere un impatto enorme sul lavoro, eppure c'è una cosa di cui, secondo me, si parla ancora troppo poco.

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Che cosa succede dopo che l'AI ha finito di fare quello che le abbiamo chiesto?

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Immagina di gestire un'attività con diversi clienti, qualche collaboratore e una serie di progetti aperti contemporaneamente. Ormai utilizzi l'AI per parecchie cose: ti aiuta a preparare le proposte, analizzare i dati delle vendite, sintetizzare le riunioni, ragionare sulle priorità e produrre contenuti.

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Magari hai anche creato progetti con istruzioni personalizzate, hai le tue skill, i tuoi prompt collaudati e qualche automazione che funziona. Insomma, non sei certo quello che apre ChatGPT una volta al mese per chiedergli di scrivere una mail.

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Poi arriva il venerdì...

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Hai un report commerciale fatto benissimo, che evidenzia tre problemi su cui intervenire. Hai la sintesi di una riunione con un cliente nella quale avete cambiato alcune priorità e un'analisi che suggerisce di rivedere un processo operativo.

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Tutti risultati utili, magari anche molto buoni.

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Però il report è rimasto nel documento in cui l'hai generato, le nuove priorità del cliente non sono ancora arrivate alle persone che devono lavorarci e il processo da rivedere è finito in una lista di cose da fare che, probabilmente, lunedì sarà già stata superata da altre urgenze.

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E chi deve tenere insieme tutto questo?

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Tu.

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Sei ancora tu che devi ricordarti che quell'informazione va comunicata a quel collaboratore, che quella decisione cambia una scadenza, che il risultato di quell'analisi dovrebbe modificare il modo in cui viene svolta un'attività.

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L'AI ha fatto bene il suo lavoro, a volte benissimo, e tu sei diventato una specie di centralino che deve continuare a collegare tutto il resto.

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Non so se ti riconosci in questa situazione, ma è una dinamica che trovo particolarmente interessante perché quando parliamo di produttività con l'AI tendiamo a misurare soprattutto le singole attività.

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Prima impiegavo un'ora per preparare un documento, ora dieci minuti. Prima dovevo leggere cinquanta pagine, adesso ho una sintesi quasi immediata.

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Fantastico.

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Ma se guardi l'intera settimana lavorativa, quante ore hai recuperato davvero? Quante decisioni vengono prese meglio? Quanti errori o passaggi inutili hai eliminato?

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E, soprattutto, quante cose continuano a dipendere da te, esattamente come prima?

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Non sono domande alle quali si risponde guardando quanto è bravo l'ultimo modello uscito ieri mattina.

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Naturalmente non credo che tutte le difficoltà che mi avete raccontato abbiano un'unica causa. Ci sono problemi tecnici reali, limiti degli strumenti, questioni di affidabilità e situazioni professionali molto diverse.

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Ma leggendo quelle risposte mi sono convinto ancora di più di una cosa: stiamo imparando velocemente a utilizzare l'intelligenza artificiale, ma trasformare queste competenze in un nuovo modo di lavorare è una sfida completamente diversa.

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E forse è proprio lì che vale la pena concentrare molta più attenzione. Perché se dedichi ore a imparare nuovi strumenti, sperimentare e costruire automazioni, è comprensibile aspettarsi che a un certo punto qualcosa cambi davvero, non soltanto che le stesse cose vengano fatte un po' più velocemente.

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Ti lascio allora con una domanda, che secondo me vale più dell'ennesima lista dei migliori tool AI della settimana:

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se domani togliessi l'AI dal tuo lavoro, quanti dei tuoi processi tornerebbero identici a prima, soltanto più lenti?

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Pensaci.

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Perché forse quella risposta dice molto di più su quanto sei avanti con l'intelligenza artificiale di qualsiasi elenco degli strumenti che utilizzi.

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G.

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P.S. A proposito di passare dalla chat all'operatività reale, ho preparato InboxOS, una guida gratuita per costruire il tuo assistente AI per la gestione delle email lavorative.

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Con 4 prompt pronti all'uso, ti mostro passo dopo passo come utilizzare l'AI per organizzare la posta per priorità, individuare le attività importanti, ottenere un riepilogo ogni mattina e preparare le bozze di risposta nel tuo stile, senza che venga inviato nulla senza il tuo consenso.

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Puoi utilizzare Claude, ChatGPT, Gemini o Grok e potrai fare anche un test di 7 giorni per verificare quanto tempo riesci davvero a recuperare.

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