Questa settimana ho mollato due potenziali collaborazioni. Non perché stessero andando male, ma perché non mi portavano da nessuna parte. È un periodo molto strano nella mia vita. Mi sento molto stanco e, nella stanchezza, per assurdo, mi si parano davanti opportunità ovunque. Occasioni di fare, occasioni di affari, di lavorare insieme a qualcuno e di creare qualcosa. E io le accumulo. Dico di sì, le tengo aperte — perché è il mio modo di scappare dalla precarietà o dalla stanchezza. E per assurdo, mi rende ancora più stanco.
Intanto il peso cresce, le cose da fare sono troppe e la lucidità scende. A un certo punto ho guardato in faccia la lista delle cose che devo chiudere entro questo trimestre e ho capito che ero arrivato al punto di rottura. Non quello drammatico — quello silenzioso, in cui ti avvicini sempre di più al burnout e all'esaurimento.
Così ho tirato una riga su quella lista, ho preso il telefono e ho detto: "Non ora. Forse fra sei mesi. Forse mai." Due collaborazioni importanti a livello lavorativo. Gente con cui avrei voluto e potuto costruire qualcosa. Ma non adesso. L'unico modo per crescere, questa settimana, è stato togliere.
Il problema non è non avere opportunità. Il problema è averne troppe e non saper dire basta. Viviamo in un momento in cui le occasioni sono ovunque — una mail, un messaggio, una call, un "facciamo qualcosa insieme". Ognuna sembra quella giusta. Ognuna sembra urgente. E ogni volta che dici sì a una cosa, stai dicendo no a un'altra. Solo che il sì è esplicito e il no è invisibile. Non ti accorgi di quello che stai sacrificando finché non è troppo tardi, finché non ti ritrovi a fare dieci cose al cinquanta per cento invece di tre al cento.
C'è una trappola che in psicologia si chiama fallacia dei costi sommersi. Funziona così: tieni le cose non perché funzionano, ma perché ci hai già investito. Tempo, energia, faccia, aspettative. "Ho già messo troppo per smettere adesso." E allora continui. Continui a pagare qualcosa che non ti restituisce niente, solo perché ammettere che è finita sembra uno spreco più grande di continuare a perdere tempo. Ma lo spreco è già successo — non torna indietro qualunque cosa tu faccia. Il denaro speso è speso. Il tempo investito è andato. L'unica domanda onesta è questa: se partissi da zero oggi, con quello che sai adesso, rifaresti questa scelta? Se la risposta è no, stai pagando due volte. La prima per l'errore. La seconda per non ammetterlo.
Mollare non è fallire. Mollare è fare spazio. E fare spazio è l'unico modo per far entrare qualcosa di nuovo. Le cose migliori che mi sono capitate nella vita non sono arrivate perché ho aggiunto qualcosa — sono arrivate perché avevo le mani libere per afferrarle. Le mani libere le hai solo se prima lasci andare quello che le tiene occupate. Nessuno ti darà il permesso di mollare. Devi dartelo da solo.
La "Stop Doing List" — l'idea è di Jim Collins, quello di Good to Great. Invece di scrivere l'ennesima lista di cose da fare, una volta al mese mi siedo e scrivo le cose da smettere di fare. Collaborazioni, impegni, abitudini, tool che uso per inerzia. Non le cose da aggiungere — quelle da togliere. È controintuitivo perché il nostro istinto è sempre accumulare. Ma le due collaborazioni che ho tagliato questa settimana sono uscite da lì. A volte il progresso è una riga che cancelli.
"La fallacia dei costi sommersi mantiene la gente abbarbicata troppo a lungo a lavori cattivi, matrimoni infelici e progetti di ricerca poco promettenti."
— Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci
Una frase, una riga, e ti senti descritto. Il bello di Kahneman è che non ti dice cosa fare. Ti dice cosa stai già facendo. Ti mostra il meccanismo. E a quel punto non puoi più far finta di niente — puoi solo scegliere se continuare a pagare o smettere.
Ho appena finito di costruire i miei primi 15 agenti con Claude Code. Software che lavora per me mentre dormo. Ne parlerò meglio presto — è una di quelle cose che ti cambia il modo di pensare al mondo. Assurdo.
C'è qualcosa nella tua vita che tieni ancora solo perché ci hai già messo troppo?
Rispondimi — leggo tutto.
G.