Le 3:15 di notte. qualche mese fa. Il telefono vibra sul comodino: "Compra Solana". Nell'altra stanza, quasi in contemporanea, Edoardo si mette a piangere. E come da regolamento dei gemelli, pochi secondi dopo si sveglia anche Carlo.
Ci alziamo in due: Arianna va da Edoardo, io vado da Carlo. E mi ritrovo al buio del corridoio con un neonato da riaddormentare su un braccio e una notifica da confermare col pollice dell'altra mano. Dondolo uno, confermo l'altra. E lì, tra un singhiozzo e la luce dello schermo, mi chiedo che senso abbia quello che sto facendo.
Il contesto: per una settimana ho lasciato che un sistema di intelligenza artificiale facesse trading al posto mio. Una regola sola, che mi ero dato all'inizio per non barare: eseguire ogni segnale, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Nessuna eccezione. Nemmeno alle 3:15, nemmeno con un figlio in braccio.
La parte comica è che già ci svegliano in due, i gemelli. E io, volontariamente, ci ho aggiunto un terzo figlio che piange in notifiche. Con una differenza: gli altri due, quando li riaddormenti, ti si addormentano addosso. Lui no.
Finita la settimana, ho fatto i conti: 42 ore di sviluppo, 16 euro di guadagno, notti a pezzi, per 16 euro. Nello stesso periodo, gli investimenti che costruisco da anni comprando e tenendo dei semplici ETF — senza guardarli, senza toccarli, certe volte dimenticandomeli — non mi hanno chiesto un minuto.
Speculare e investire non sono due strategie finanziarie e soprattutto di vita: sono due modi di fare qualunque cosa. Ci sono relazioni-speculazione, tenute in piedi a forza di attenzione continua, e relazioni-investimento, costruite con costanza, che reggono anche di fronte agli imprevisti della vita. Ci sono carriere-speculazione, dove insegui la mossa del momento e a ogni giro riparti da zero, e carriere-investimento, dove ogni competenza si somma alla precedente e nessun anno va buttato. C'è la dieta lampo di gennaio, che va difesa a ogni pasto, e c'è l'abitudine minuscola che tre anni dopo è ancora lì e ti mantiene in forma. Insomma, c'è il progetto che crolla se stacchi due giorni e quello che cresce anche mentre dormi.
Il test per distinguerli è uno solo: guarda cosa succede quando togli le mani. Se una cosa richiede controllo costante per non crollare, è una scommessa, non un investimento. Chi specula vive attaccato al telefono, qualunque sia il suo telefono; chi investe costruisce e dorme. Sul conto in banca la differenza si vede in una settimana: c'è un numero, e il numero non discute. Nella vita ci mette anni a presentarsi, ed è per questo che è facile non vederla. Ma se guardo bene alla mia vita, certe cose che chiamo impegno, dedizione, presenza, sono scommesse che non ho ancora avuto il coraggio di chiamare col loro vero nome. E quindi mi chiedo? ha davvero senso tutto questo scommettere quando basterebbe rallentare un attimo e iniziare a investire?
"«Questo mi aiuta a dormire la notte?» è la migliore bussola universale per ogni decisione finanziaria e di vita."
— Morgan Housel, The Psychology of Money
Housel la scrive pensando ai soldi, ma la bussola vale per tutto. Io l'ho testata alla lettera, senza volerlo: la mia settimana da speculatore non mi toglieva il sonno in senso figurato, mi svegliava proprio — alle 3:15, con un segnale da confermare. Le cose costruite bene ti lasciano dormire. Quelle che il sonno te lo tolgono, che sia un investimento, un progetto o una relazione, ti stanno dicendo cosa sono davvero.
Ah, a proposito: la settimana dell'esperimento, oltre ad avermi dato questo spunto di riflessione, l'ho raccontata tutta in un video sul canale — i segnali, le notti, il bilancio finale e la faccia di uno che dorme poco. È qui se ti va: https://www.youtube.com/watch?v=7A9O15nq5Yw
Passa in rassegna le aree della tua vita — relazioni, lavoro, salute, progetti. In quale stai investendo davvero? E in quale stai solo scommettendo?
Rispondimi — leggo tutto.
G.