Superinteressante #11 — La conversazione che stai evitando

newsletter

Per anni sono stato uno che le rimandava, le conversazioni scomode. Quelle che ti girano in testa mentre fai altro e ti rovinano un po' le giornate senza che te ne accorga. Trovavo sempre una scusa — non è il momento, gliene parlo la settimana prossima, magari si sistema da solo.

Non si sistema mai da solo.

Questa settimana è andata diversamente. Dovevo dire a una persona con cui lavoro che qualcosa non funzionava, e invece di spostarla ci sono andato dritto: l'ho semplicemente fatta, la conversazione. Dieci minuti. Scomodi, sì, ma dieci minuti.

E la cosa che mi è rimasta è il confronto. La stessa identica cosa, in passato, l'avrei lasciata marcire per settimane — lo stesso fastidio spalmato su un mese di pensieri, invece che concentrato in dieci minuti e poi chiuso. Ho pagato meno, e ho pagato prima.


Evitiamo le conversazioni scomode perché, sul momento, evitarle sembra pace. Non dici la cosa, eviti lo scontro, la giornata resta liscia. Ma non è pace, è debito. Il problema non sparisce: matura interessi. La cosa non detta cresce nel silenzio, e ogni giorno che passa diventa più pesante da tirare fuori.

Se ci pensi, quasi tutto ciò che ci tiene fermi è a valle di una conversazione che non stiamo avendo. L'aumento che non chiediamo. Il confine che non poniamo. Il collaboratore che non riprendiamo, il cliente a cui non diciamo di no, la cosa che non confessiamo a una persona a cui teniamo. La nostra vita, a guardarla bene, prende la forma esatta delle conversazioni che evitiamo.

E qui sta il punto: il coraggio non è un tratto di carattere che hai o non hai. È una scelta che fai una conversazione alla volta. Nessuno diventa "uno che le affronta" in astratto — lo diventi avendone una, poi un'altra. Il disagio è il prezzo del biglietto. Ed è quasi sempre molto più economico di quello che paghi restando zitto.


"A person's success in life can usually be measured by the number of uncomfortable conversations he or she is willing to have."

— Tim Ferriss, The 4-Hour Workweek

Quasi tutti la attribuiscono a Steve Jobs. È di Tim Ferriss, e la trovo una delle misure più oneste che esistano. Non il talento, non la fortuna, non quanto sei sveglio: quante volte sei disposto a startene scomodo per dire la cosa vera. Le persone che ammiro non sono quelle senza paura di quei momenti. Sono quelle che li attraversano lo stesso, una conversazione alla volta.


Qual è la conversazione che stai evitando in questo momento — e cosa ti sta costando, davvero, non averla?

Rispondimi — leggo tutto.

G.