Questa settimana ho progettato trentadue agenti (32!). Trentadue pezzi di intelligenza artificiale, ognuno con un compito preciso: uno scrive, uno cerca citazioni in un database di ventottomila passaggi dai libri che ho letto, uno organizza i contenuti, uno pubblica. Cose che fino a sei mesi fa mi prendevano ore — quando andava bene le delegavo, quando andava male non le facevo proprio.
Li ho costruiti in pochi giorni. Seduto al tavolo della cucina con un terminale aperto, parlando con una macchina che capiva cosa volevo e lo costruiva davanti ai miei occhi.
A un certo punto mi sono fermato e ho pensato: questo a luglio non esisteva. Non il prodotto — proprio la possibilità. Un avvocato con zero competenze da programmatore che si siede a un terminale e costruisce sistemi che il giorno dopo usa per lavorare. Non giocattoli — roba vera. Il pezzo che mi ha fatto strano non è la tecnologia. È il tempo. Quanto poco ne è servito perché il mondo diventasse un posto diverso.
Il mondo sta cambiando a una velocità per cui non abbiamo i riferimenti giusti. Non il solito "il futuro è adesso" — parlo di una cosa più specifica: il ritmo. Quello che fino a ieri richiedeva un team, un budget e tre mesi di lavoro oggi si fa in un pomeriggio. Due anni fa non esisteva ChatGPT. Un anno fa non esistevano gli agenti. Sei mesi fa non potevi costruire software parlando. Tra sei mesi non so cosa sarà possibile, e questo è esattamente il punto. Il cambiamento è troppo veloce per essere percepito in tempo reale. Ti svegli un lunedì e il gioco ha regole nuove, ma nessuno ti ha avvisato nel weekend.
La maggior parte delle persone non sa ancora che è possibile. Stanno ragionando con le regole di due anni fa. Pianificano le carriere con mappe che descrivono un territorio che non esiste più. Conosco professionisti brillanti — avvocati, consulenti, imprenditori — che stanno aspettando. Aspettano il corso giusto, la spiegazione chiara, il momento perfetto per partire. "Quando sarà più maturo ci guardo." E nel frattempo il divario cresce. Non tra chi sa e chi non sa. Tra chi prova e chi aspetta. Tra chi accetta di sentirsi stupido per una settimana e chi preferisce restare comodo per un anno.
Chi si muove adesso — anche male, anche in modo confuso, anche sbagliando — avrà un vantaggio enorme su chi aspetta di capire tutto prima di partire. Perché quando avranno capito, il territorio sarà cambiato di nuovo. Non serve essere tecnici. Non serve saper programmare. Serve curiosità e la disponibilità a provare cose che non capisci ancora del tutto. Il resto viene. E viene più in fretta di quanto pensi.
Una cosa che ho trovato questa settimana:
Notion Calendar
Lo uso da tre mesi e ha cambiato il modo in cui organizzo la giornata. È un calendario che si collega direttamente ai tuoi database Notion: i task, i progetti, le scadenze finiscono tutti in un'unica vista. La cosa che mi ha convinto è che non devo più decidere se una cosa va nel calendario o nella to-do list — va in un posto solo e da lì gestisco tutto. Lo uso per lavoro e per i video. Gratis, si scarica da notion.so/calendar.
"As the world continues to change and technology reshapes our lives, the stories we use to navigate life become outdated and come up short."
— Paul Millerd, The Pathless Path
La prima volta che ho letto questa frase ho pensato che parlasse del futuro. Adesso penso che parli di questa settimana. Le storie che ci raccontiamo su come funziona il lavoro, su quanto tempo serve per costruire qualcosa, su chi può fare cosa — sono già vecchie. Il mondo si è mosso. La domanda non è se cambiare. La domanda è se te ne sei accorto.
Questa newsletter è appena rinata. Nuovo formato, stessa promessa. Se sei qui dal primo giorno, grazie.
Ah — ho pubblicato un video su come imparare l'inglese gratis, con l'AI.
C'è una cosa nella tua vita che fai ancora "come si è sempre fatto" — e che probabilmente potresti fare in modo completamente diverso?
Rispondimi — leggo tutto.