Sono diventato padre il 23 dicembre 2025, due giorni prima di Natale. Anzi, padre per due: quella sera a Milano sono nati Carlo ed Edoardo, i miei figli gemelli. Due in un colpo solo. E in questi 7 mesi ho scoperto che praticamente tutto quello che mi avevano raccontato sul diventare genitore era una cavolata assurda.
Io sono padre da 7 mesi, quindi non ho alcun titolo per spiegarti come si cresce un figlio, e infatti non è quello che farò. Ti dico invece le cose che avrei voluto sentirmi dire io. Te le dico adesso, che i miei figli hanno 7 mesi, non fra 10 anni.
Pronto non lo sarai mai
Io ci avevo provato sul serio a farmi trovare pronto. Costruire sistemi e organizzare la mia vita è letteralmente una parte di me: lo faccio su questo canale, lo faccio nella mia attività di avvocato, applico un metodo ovunque. Quindi mi ero preparato la lista di cose da fare, la roba da comprare, la cameretta, avevo letto libri, fatto un sacco di ragionamenti. Sulla carta ero il padre più preparato d'Italia.
Poi arriva quel momento e capisci una cosa: puoi aver preparato la logistica, ma non hai preparato chi diventi e cosa diventa la tua vita. Non la puoi imparare prima. È come vedere un colore che non hai mai visto: nessuno te lo può descrivere, lo devi vedere con i tuoi occhi. E per assurdo, più pensi di essere preparato, come pensavo io, più ti rendi conto che in questa vita nuova il metodo e l'organizzazione non servono a un cazzo.
Quindi se pensi di non essere pronto a fare figli, sappi che quel pensiero non è un semaforo rosso. Non conta niente, perché tanto nessuno è pronto.
Il baratto che fa il tuo cervello alle 2 di notte
Il bisogno di controllo, che in modo più o meno sviluppato abbiamo tutti (nel mio caso assai sviluppato), non finisce con la nascita di un figlio. Cerca nuovi appigli. E qui nasce il problema vero, perché il problema non sarà la stanchezza. Di stanchezza ce ne sarà, te lo assicuro, soprattutto se hai due gemelli. Il problema è che inizierai a preoccuparti di un sacco di cose che non contano niente.
La scena è questa: sono le 2 di notte, i bimbi dormono, tu fissi il baby monitor o sgattaioli in camera e controlli che respirino. E intanto la testa progetta. Io facevo elenchi organizzati su Notion, controllavo temperatura e umidità della stanza, cercavo il miglior riscaldatore di latte portatile, mi facevo ricerche ultra approfondite prima con ChatGPT e poi con Claude, per il doppio riscontro, sui DHA e sugli HMO nel latte artificiale.
Il cervello fa un baratto: prende una cosa enorme che non puoi controllare, una cosa che devi vivere, e la baratta con le piccole cose che puoi controllare, che ti danno l'illusione di controllare anche quella grande. Solo che ha un costo altissimo. Il riscaldatore di latte con la rotellina non l'ho usato una volta. Il latte gliel'ho cambiato tre volte perché Edoardo era diventato stitico, quindi tutta la mia pippa di ricerca non è servita a niente. E concentrandoti su tutto questo ti perdi l'unica cosa che vale: esserci e vivertela. Che molte volte non è gradevolissimo, però è l'unica cosa che conta.
Ti sentirai ospite in casa tua
Questa è specifica per i papà, ma secondo me è utile anche alle mamme per capire la nostra situazione. Arriverà un punto in cui ti sentirai di troppo. Avrai nonni, tate, aiuti, e il sistema madre-figlio funziona in maniera molto chiusa: è un legame che noi papà non possiamo capire. Ti ritrovi lì e dici "e io che sto facendo?". Nel nostro caso, con due gemelli, è stato un po' diverso perché bisogna essere sempre in due, però di fondo sentirai che non sei più l'unico per tua moglie. C'è un amore enorme, diverso, che è quello per loro.
Te lo dico non perché sia una cosa negativa, ma perché a me ha destabilizzato molto e non me l'aveva detto nessuno. E serve a evitare quello che fanno molti uomini: il distacco emotivo. Fisicamente presenti, emotivamente no. E questo negli anni, in molti casi, porta a seri problemi di coppia. Della depressione post partum dei padri non si parla perché senti di non averne diritto: nei primi mesi fanno tutto le madri, noi dobbiamo stare lì a disposizione, testa bassa, e non possiamo stare male.
La svolta è questa: nei momenti in cui tua moglie avrà difficoltà vere, tu presente, punto e basta, senza rompere il cazzo. Ma le cose dille ad alta voce, non tenertele dentro. Porterà delle discussioni, è fisiologico, ma se le fondamenta sono solide si risolvono nel giro di qualche mese. Se hai dei dubbi, fatti aiutare: io mi sono fatto aiutare dal mio psicologo, che mi sopporta ormai da 7 anni. Oppure parla con un amico che c'è passato. Ma dillo ad alta voce.
L'amore potrebbe non arrivare subito
E ora la verità più difficile da ammettere, quella che pochissimi padri hanno il coraggio di dire. Nei film, e nell'ipocrisia di una valanga di gente diventata genitore, funziona così: tua moglie partorisce, ti mettono in braccio tuo figlio, lo guardi e scoppia l'amore, travolto da un'onda che ti cambia la vita. Non è così per il 99% dei genitori. Io quella spinta in quel momento non l'ho sentita. E quando succede ti senti sbagliato, vai in sbattimento totale proprio quando dovresti essere lucido.
Davvero, non c'è niente che non va. Quello che provi in quel momento è responsabilità, paura, tenerezza, vedendo questi esserini così piccoli mentre li fanno su. Per la mamma è diverso: ha avuto 9 mesi per portarselo nella pancia, quel legame si sviluppa prima. L'attaccamento del papà molte volte parte da zero e cresce con le notti quando piangono, con i bagnetti, col prenderti cura di loro.
A distanza di 7 mesi questa cosa mi sembra sempre più vera e più travolgente. L'amore per i tuoi figli è una cosa che si costruisce giorno dopo giorno, non un colpo di fulmine. E per uno come me che ha passato gli ultimi 7 anni a ribadire che le cose importanti si costruiscono e non cadono dal cielo, questa è la verità più grande.
Che fine fa la tua identità
Ti dicono "sarai semplicemente molto stanco". Un'altra cazzata. Nessuno ti parla della fine che fa la tua identità. Prima di diventare genitore tu sei un compagno, hai un lavoro, delle aspirazioni, dei sogni. Io sono prima il marito di Arianna, poi faccio l'avvocato, poi faccio contenuti su YouTube, prima saltavo dagli aerei. Quelle non sono identità che spariscono perché diventi genitore. Far sparire tutto quello che sei è la garanzia principale che avrai una vita di merda. C'è gente che annulla completamente la propria esistenza e la propria coppia perché è diventata genitore, e non funziona così.
Se vuoi una vita sana come genitore devi mantenere uno spazio per le tue identità e le tue aspirazioni. E questo vale soprattutto per la madre: il tuo compito di padre è aiutarla a riprendersi la sua identità il prima possibile, a non farla appiattire sull'essere diventata madre.
Chi sono io quando mio figlio mi guarda
A un certo punto la domanda iniziale, "sarò all'altezza?", sfuma. A me è successo un mesetto fa, molto prima del previsto. E ne arriva un'altra, più scomoda: chi sono io quando mio figlio mi guarda? Perché quando ti nascono dei figli il futuro non è più solo un pensiero nella tua testa: è fisico, sta dormendo nell'altra stanza.
E loro ti guardano adesso, non fra 10 anni quando gli spiegherai la morale. Guardano come reagisci quando le cose vanno male, come ti rivolgi alla loro madre quando sei stanco, come litigate, come ti approcci quando le cose vanno storte, perché nella vita a un certo punto vanno storte. L'esempio che dai e la coerenza dei tuoi gesti valgono più di qualsiasi discorso, e valgono molto prima che loro possano capire.
E qui il cerchio si chiude
Non sarai mai pronto. Non puoi controllare niente, nemmeno quando arriverà l'amore per i tuoi figli. Ma un figlio non ha bisogno di un padre perfetto: ha bisogno di un padre vero e presente. E in mezzo a tutto quel casino scoprirai che diventare padre non cancella la persona che eri, rivela chi sei veramente. Ti auguro, anzi ci auguro, tutta la fortuna del mondo.