Se vivi fino a 80 anni, che è l'aspettativa di vita media nel mondo occidentale, hai a disposizione 4.000 settimane su questo pianeta. E se sei un po' come me, nel momento in cui realizzi quante poche sono e quante ne hai già usate, la prospettiva cambia radicalmente. È uno schiaffone in faccia come pochi ne hai presi nella vita, e la prima cosa che pensi è "non voglio sprecarne neanche un'altra". Ma la vera trappola è che molti di noi pensano che la soluzione sia infilare ancora più cose nelle settimane. E arriviamo al venerdì ancora più esauriti, più stanchi, più tesi, con un'ansia pazzesca per tutto quello che non siamo riusciti a fare.
Io ci ho passato gli ultimi 10 anni della mia vita, a cercare modi per essere più produttivo, più efficiente, modi per scappare dal tempo che scorreva inesorabile. E intanto mi perdevo pezzi enormi di quello che mi succedeva intorno. Poi ho letto 4000 settimane di Oliver Burkeman e mi ha cambiato per sempre il modo di pensare al tempo, al lavoro e a ciò che conta veramente. Ti racconto cosa c'è dentro, e soprattutto le cose azionabili che sono riuscito a tirarne fuori.
Sono nato di fretta e ho continuato così
Se c'è un tema centrale nella mia vita è il tempo. Sono nato in anticipo e ho sempre avuto fretta, fretta di diplomarmi, di laurearmi, di abilitarmi, di aprire il mio studio, di comprare casa. Una fretta pazzesca, perché di fatto ho sempre avuto la tendenza a scappare dal tempo. E cosa succedeva? Aggiungevo sempre più cose alla mia vita, e quando arrivavo a un picco di esaurimento totale continuavo ad aggiungerne, perché così mi sembrava di scappare dalla paura che il tempo se ne stesse andando. C'è una frase del libro che descrive perfettamente la mia esistenza, "elenchi infiniti di attività da svolgere, perseguitati dal senso di colpa perché non facciamo di più o meglio".
Il primo schiaffone, non puoi controllare il tempo
Il primo insegnamento è che il problema non è come organizziamo il tempo o come lo spendiamo, ma l'illusione di poterlo controllare. E questa cosa ce la dobbiamo ficcare in testa, e se non ce l'hanno insegnata insegnamola ai nostri figli (io lo farò con i miei, se e quando ne avrò). Non possiamo creare un secondo in più, non possiamo rallentarlo, tornare indietro, accelerarlo. Viviamo dentro qualcosa che non possiamo minimamente influenzare.
Eppure tutti vogliamo essere in controllo, è nella natura umana. E io ci sono finito dentro fin sopra i capelli. Ho vissuto un sacco di tempo con l'illusione che trovando l'applicazione giusta, il sistema giusto, il libro giusto, il video su YouTube giusto, avrei potuto controllare questa parte della mia vita. Secondo Burkeman (o Barkman, come direbbero gli americani) è un'illusione dettata dalla società moderna, dove il tempo è trattato come una risorsa da ottimizzare. La realtà è che non lo controlli. Puoi solo scegliere come viverlo, e puoi sceglierlo soltanto nell'istante in cui lo stai vivendo.
Ci sentiamo tutti in colpa se non siamo produttivi in ogni istante, e se non ci sentiamo in colpa da soli c'è qualcuno che ci pensa. Io ho passato un sacco di giornate a rilassarmi pensando a come ottimizzare il mio rilassamento, perché anche in quel momento dovevo produrre qualcosa, ovvero il riposo. I problemi di questo atteggiamento sono due. Il primo è che non ti riposi, e ne so qualcosa. Il secondo è che continui a girare in questa cazzo di ruota del criceto cercando la soluzione a un problema che non esiste. La cosa da fare è accettare che il tempo è limitato e smettere di fingere che in una singola dannata settimana si possa fare tutto. Burkeman lo chiama il paradosso della limitazione, ogni volta che accetti che il tuo tempo è limitato diventi libero di scegliere ciò che conta veramente per te.
L'efficienza crea più lavoro, non più tempo
Il secondo insegnamento, e mi viene da sorridere perché per uno che imposta la vita come la imposto io è destabilizzante, è che l'efficienza ti infila nella trappola della produttività. Quando diventi più efficiente, o più produttivo, o più efficace (sono tre cose diverse, ma collegate), si alzano le aspettative che hai su di te e quelle degli altri. Quindi fai più cose e hai meno tempo di prima.
A me è successo esattamente così. Quando sono diventato più veloce a produrre video per YouTube, il mio standard sulla quantità di video da pubblicare è aumentato. Quando sono diventato più veloce a rispondere alle mail, me ne sono arrivate molte di più, perché rispondevo a molte più mail. Si crea dello spazio e il lavoro si espande per occuparlo, quindi sei più stressato di prima. E più vai veloce più ti senti in controllo, quindi cerchi di andare ancora più veloce, fino al limite fisico in cui vai in burnout e non fai più niente. Poi il traguardo si sposta in continuazione, come l'orizzonte quando cammini. Il che è anche un bene, vuol dire che ti stai muovendo verso i tuoi obiettivi, ma quando cerchi di controllare una cosa che non si controlla diventa un disastro.
La soluzione che ho trovato, e metto le mani avanti perché la sto ancora cercando di applicare e molte volte non ce la faccio, è scegliere in modo più consapevole gli impegni della giornata e soprattutto cavarmi degli spazi in cui mi riposo veramente, in cui faccio una cosa per il solo fine di farla. E per assurdo è proprio lì, quando stacchi davvero, che arrivano le intuizioni migliori.
Il quadro da annerire che non voglio vedere neanche da lontano
Poi c'è l'illusione di poter completare tutto. Se hai mai avuto una to-do list di qualunque genere, sai che arriva il punto in cui non ce la fai a chiuderla. L'unica cosa da fare è prendere atto che è impossibile, ci saranno sempre cose nuove da fare. La vita non è un percorso con una destinazione, è più simile a un ballo, qualcosa che si vive e basta. Io per attenuare il problema ho iniziato a usare to-do list molto compatte, con un highlight delle 2, 3, 4 cose principali della giornata. Tutto il resto, se lo faccio bene, se no pazienza. Ma se quelle quattro cinque cose evidenziate le ho fatte, alla sera mi sento soddisfatto.
Una cosa che suggerisce l'autore, e che fanno molti di quelli che hanno letto il libro, è prendere il foglio con le 4.000 settimane e annerirne una ogni settimana che passa. Lo vendono su Amazon, e volendo te lo stampi a casa. Io francamente non lo voglio vedere neanche da lontano. Il mio rapporto con la morte e con la finitezza della vita è molto difficile, per motivi che vengono dal mio passato, e andare ogni mattina con la matitina ad annerire una settimana in meno mi metterebbe semplicemente ansia. È molto personale, ad alcuni funziona molto bene. Però la cosa buona di quel quadro inquietante, che tu lo voglia in casa o no, è che ti costringe ad accettare che il tempo è finito. E per assurdo i limiti ti liberano, ti fanno accettare che se una cosa non è un sì, cazzo, puoi anche dire di no e ignorare chi ti pressa per farla. Quindi dico di no molto più spesso, soprattutto a me stesso e alle 2.000 idee che mi vengono nell'arco della giornata. È l'unico rallentare che riesco ad avere.
Non c'è bisogno di cambiare il mondo
Uno degli spunti più significativi del libro è che non serve cambiare il mondo per vivere una vita significativa. Ci creiamo tutti dei miti sulle persone che l'hanno cambiato, che poi sono quelle di cui parlano tutti, sui social e in televisione. Sembra che per fare qualcosa di significativo devi fare miliardi di dollari, o inventare un razzo che manda la gente sulla luna caricandolo di cetrioli, o diventare una superstar di Hollywood. Vivere una vita ordinaria oggi sembra che non basti più. Secondo Burkeman questo desiderio di essere al centro del mondo (o, come direbbe David Foster Wallace, i re e gli imperatori di quell'impero che è il nostro cranio) è un modo per scappare dalla paura della morte. Io questa cosa avevo già iniziato a elaborarla da solo, il libro me l'ha chiarita. Il vero significato non sta in quello che realizziamo, ma nel modo in cui ci presentiamo agli altri e facciamo quello che abbiamo da fare ogni giorno, anche nei momenti di noia. Il vero significato, come il vero progresso, sta nelle piccole azioni ripetute.
I cinque consigli pratici che applico (quando ci riesco)
Il primo è pagarsi in anticipo. Paga prima te stesso, come in padre ricco padre povero, solo che qui non parliamo di soldi ma di tempo. Per un sacco di anni ho dato le ore migliori della mia giornata alle priorità di qualcun altro, e mi capita ancora. Prenditi il tempo per le cose che contano per te, anche 5 minuti di meditazione, 2 minuti di diario, un'ora di allenamento. Se non trovi un'ora per qualcosa di significativo per te, o non hai una vita o non lo vuoi davvero. Inizia la giornata da lì e costruisci tutto il resto intorno.
Il secondo è limitare i lavori in corso. Le mie liste di prima erano un elenco sterminato di cose mischiate senza logica. Adesso mi do tre o quattro cose al giorno, la prima cosa significativa la faccio la mattina, e tutto il resto se non riesco, ciao core. Mi costringe a dare priorità e a essere intenzionale con il mio tempo.
Il terzo è scegliere in che cosa fallire. Detto così è strano, ma vuol dire accettare che non puoi fare tutto. Se hai la casa in disordine, il lavello pieno, la cabina armadio incasinata, la casella email ingolfata e un sacco di WhatsApp non letti perché quel tempo lo stai dedicando a qualcosa che per te è davvero significativo, va bene essere disordinati e rispondere tardi. A me la casella piena crea una tensione pazzesca. Ma da quando mi sono detto "va bene, sarò disordinato, risponderò alle mail non in tempo reale", mi sento molto più libero. So che non farò tutto, ma chi cazzo me ne frega.
Il quarto è dedicare molto più tempo al riposo e alle cose fine a se stesse. Il riposo e lo svago non sono una preparazione a qualcosa di produttivo che viene dopo. Burkeman in un passaggio molto bello dice che vivere il proprio tempo sprecandolo, concentrandosi solo su quell'esperienza, è l'unico modo per non sprecarlo davvero. Mi sa che me la faccio tatuare sulla fronte, così la leggo ogni mattina.
Il quinto è riconoscere quanto siamo insignificanti a livello universale. Non è bellissimo, lo so, ma fermarsi a pensare quanto siamo piccoli, noi e le nostre paure e i nostri desideri, rispetto al pianeta, alla galassia, all'universo, toglie pressione. Ti fa dire "ah vabbè dai, è tutto così grande che posso starmene sereno anch'io". E quindi concentriamoci su cose raggiungibili, smettendo di inseguire standard irrealistici che esistono solo nella nostra testa.
4000 settimane mi ha dato uno spunto per essere più sereno con il mio tempo e non rincorrere sempre una produttività che molte volte non serve a nulla. Mettere meno cose nella mia giornata è il modo per viverla molto di più e sentirmi più soddisfatto alla sera. Ti è mai capitato di arrivare al venerdì sera esausto, con la sensazione di non aver fatto niente di quello che contava davvero?