Oggi Ho 40 Anni. Se Sei un 20enne, Guarda Questo Video.

Oggi Ho 40 Anni. Se Sei un 20enne, Guarda Questo Video.

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Oggi compio 40 anni e l'unico desiderio è prendere per il colletto il Giuseppe di 20 anni, dalla laurea in anticipo ai due crolli, e dirgli quello che leggi qui.


Fermati un secondo. Se potessi tornare indietro di 10 anni, o addirittura di 20, c'è qualcosa che cambieresti? Pensaci davvero. Io oggi compio 40 anni e l'unico desiderio che esprimerei spegnendo le candeline è tornare indietro, prendere per il colletto il Giuseppe di 20 anni e dirgli quello che leggi qui. Perché per un sacco di anni ho avuto la sensazione che qualsiasi cosa facessi non fosse abbastanza, o che mi stesse facendo correre fortissimo nella direzione sbagliata. Non ti dirò di alzarti alle 5 del mattino e di credere nei tuoi sogni. Ti racconto le cose che mi avrebbero risparmiato 10, magari 20 anni di sofferenze. Le ho fatte io al tuo posto.

Se decidi troppo presto chi vuoi essere

C'è un'idea di Oscar Wilde che 20 anni fa probabilmente non avrei capito e adesso capisco benissimo, e suona più o meno così, se decidi troppo presto chi vuoi essere, la punizione è diventarlo davvero. Rischi di diventare prigioniero dell'idea che ti sei fatto di te da troppo giovane, senza scoprire chi altro potresti diventare. E la cosa peggiore che ti può succedere (a me è successa durante i miei 20 anni e lo capisco solo oggi) è svegliarti ogni mattina ed essere chi devi essere, non chi vuoi essere.

Guarda com'è andata a me. Il 16 dicembre 2010 diventavo dottore magistrale in giurisprudenza, a pieni voti. La mia vita era già direzionata. Il giorno dopo ero in uno studio legale a chiedere di fare la pratica forense. Abilitazione, studio legale mio aperto subito, casa presa di corsa. Per tutti i miei 20 anni e buona parte dei 30 ho costruito la vita che sembrava perfetta. Poi è arrivato il Covid e mi sono reso conto che quello che volevo non era Alessandria, la città dove avevo vissuto da sempre, e non era il mio piccolo studio legale. Lì è iniziata la trasformazione che mi ha portato qui oggi, e devo ringraziare mia moglie Arianna, perché senza di lei non sarei qui a raccontartelo.

I no sono chiodi, e i chiodi si tolgono

Dopo il Covid sono arrivati i primi no. Volevo fare qualcosa, ma quando chiedevo soldi in banca o chiedevo a qualcuno di fare qualcosa con me, la risposta era sempre no. E ho passato un sacco di mesi a chiedermi di chi fosse la colpa. Era come avere dei chiodi intorno, tanti. La vita è fatta così, cammini, li pesti, ti si infilano sotto i piedi e fanno male. E poi perdi un sacco di tempo a chiederti chi ce l'ha messo quel chiodo, perché l'ha messo lì proprio per me, io non me lo merito. "Io non me lo merito" è una delle cazzate che mi sono raccontato per 20 anni.

A un certo punto però puoi fare una cosa diversa, puoi iniziare a tirarli fuori. Fa male, perché a lasciarli lì a un certo punto ti abitui. Ma intanto guarisci, perché smetti di chiederti perché ci sono e inizi a fare qualcosa. E ho capito che tutti quei no, tutte quelle occasioni che secondo me meritavo e non mi venivano date, in realtà erano un favore. Mi stavano dicendo di non puntare sugli altri ma su me stesso. Quindi se in questo momento ti stanno dicendo dei no, ringraziali. Ti stanno dicendo di essere la barca e non lo scoglio, perché la barca può andare dove vuole. Lo scoglio è solido, ok, ma uno scoglio rimane.

Siamo la media delle 5 persone che frequentiamo

L'altra cosa che vorrei aver imparato 20 anni fa è che se stai coi perdenti diventi un perdente. Se stai con gente che ti dice che non si può fare, diventi uno che pensa che non si può fare, e quindi non farà mai niente. Se stai con gente che non ha mai costruito niente, non costruirai niente. E se hai avuto la fortuna, ma anche la sfiga, di nascere e vivere in una città di provincia come me, sei cresciuto in mezzo a queste persone. Quindi tagliale via senza pietà. Significa rimanere solo? Bene, meglio.

Io di amici, o di gente che pensavo fosse mia amica, in questi anni ne ho persi un sacco, e ci sono stato sempre malissimo. Continuavo a chiedermi cosa avessi fatto di male, dopo che ti ho portato con me ovunque e mi ero illuso che fossi un fratello. Poi sai cosa è successo? Una di queste persone l'ho rivista 5 anni dopo, ed era ferma a 10 anni prima. Io non ero più lo stesso Giuseppe, lei era ancora lì, mollata al punto di partenza. Quindi se perdi degli amici per strada, che tu abbia 20, 30 o 40 anni come me, non è mai un male.

E poi c'è la parte italiana della storia, anche se sei nato a Milano, a Roma o a Firenze. Il pranzo in famiglia dove ti dicono "ma quand'è che fai un figlio? hai 30 anni", oppure "ringrazia che ce l'hai un lavoro, cosa vuoi cambiare", "metterti in proprio? quelli che diventano ricchi sono tutti ladri", "hai visto tuo cugino, il figlio di Maria?". In America dicono fail fast, fail forward, che in italiano è fallisci, impara, riparti. Da noi invece non ci provare nemmeno, e se fallisci sei una merda. Il punto è che questo non era il mio destino e non è nemmeno il tuo. È semplicemente una scelta, e la puoi fare anche tu.

I perdenti non amano i vincenti

Questa l'ho imparata a 40 anni. Se non ti amano, molte volte è perché nel momento in cui hai successo metti le persone davanti alla loro inadeguatezza. Mi è successo di nuovo qualche giorno fa con una persona conosciuta all'inizio del mio percorso su YouTube, che ha un canale anche lui. Il mio adesso è intorno ai 180.000 iscritti, il suo è rimasto fermo a 30.000. Gli ho detto ciao, come va, ho visto che stai facendo questa cosa. La sua risposta è stata "ah, ho visto che tu hai preso la strada dello spam". Ci sono rimasto male, perché a questi video ci ragiono giornate intere. Poi mi sono ricordato che il mio successo, se così vogliamo chiamarlo, l'aveva messo davanti al suo insuccesso. Stava parlando di sé, non di me.

Non è tuo compito trasformare gli altri, e non è colpa tua se una persona sta in una certa situazione. Il tuo compito è diventare la persona che vuoi essere, una persona che vince secondo la propria definizione di vittoria. E qui mi torna in mente una frase letta in un libro di Stephen King, un po' assurda. Hai mai sentito un tossico dire "oggi non mi drogo perché non ho soldi"? No. Il problema dei soldi, in qualche maniera brutta ovviamente, se lo risolve sempre. Non ti sto dicendo di drogarti, non l'ho mai fatto in vita mia. Il senso è che quando diciamo "non ce la faccio" spesso è che non lo vogliamo abbastanza. La vogliamo veramente quella cosa, o siamo solo vagamente interessati?

E prima che tu pensi che io abbia fatto tutto giusto, no. Io ho fatto una merda. All'università sono uscito tutte le sere della mia vita, fumavo sigarette (e dove era legale non solo sigarette), ho bevuto, non mi sono allenato, ho iniziato ad allenarmi seriamente a 30 anni. Poi a un certo punto mi sono avvicinato a persone che volevano di più dalla loro vita, sui social, sì, proprio quelli. Quando mi giro a guardare quelli con cui uscivo tutte le sere, loro sono ancora lì. Io sono in un altro universo. Quindi non farti battere da chi tira a campare, provaci veramente, e ti auguro di fallire, perché fallendo impari dove hai sbagliato e non lo fai più.

Chiedi, ti risponde più gente di quella che pensi

Negli ultimi anni, grazie alle persone incontrate con il canale e nel mio lavoro di avvocato d'affari, ho imparato un'altra cosa. Quando entri in una stanza con persone che hanno molti più soldi di te o sono molto più avanti di te, i tuoi problemi te li sminuiscono, perché rispetto ai loro sono piccolissimi e facili da risolvere. In realtà ti stanno guardando nel futuro, letteralmente, perché ci sono già passati. Frequentare gente che ha realizzato imprese pazzesche e sentirmi piccolo mi ha dato tantissimo. Ho fatto domande talmente dirette da sembrare maleducate, e mi hanno risposto. Quindi se qualcuno ti ispira, di persona o online, scrivigli. Ti risponde molta più gente di quella che pensi.

Le persone parlano di loro, non di te

A 40 anni ti rendi conto che l'amicizia è una cosa strana, perché un sacco di volte penso di essere amico di qualcuno e poi scopro che l'amico ero solo io. Qualche settimana fa uno che consideravo amico (l'avevo invitato pure al battesimo dei miei figli) per una questione di poche centinaia di euro mi ha scritto un messaggio completamente delirante. Ci sono rimasto malissimo. Io semplicemente non gli avevo risposto subito, perché sono incasinatissimo tra bimbi, ufficio e canale. Poi l'ho chiamato ed è venuto fuori che il casino su un contratto l'aveva fatto lui, altro che centinaia di euro. E sono stato fiero di me, perché gli ho detto quello che pensavo e ho tenuto la mia posizione.

Questa è una delle cose più liberatorie che ho imparato, me l'ha spiegata il mio psicologo e ci ha messo un po' di sedute a farmela entrare in testa. Le persone, quando agiscono, parlano di come sono loro, non di come sei tu. Non chiederti sempre cosa hai fatto di sbagliato, non puoi cambiare come si comportano gli altri. Tu continua a comportarti secondo i tuoi valori, e se qualcuno si comporta di merda sta parlando di sé. Tante volte vogliamo essere dei nice guy, assecondare chi abbiamo davanti, mentre invece dobbiamo essere dei good man, gente che porta avanti le proprie tesi e se ne strafotte di quello che dicono gli altri (è un concetto di ⟨Matthew McConaughey⟩, in italiano è difficile da rendere).

E se di tutto quello che ho imparato in 40 anni c'è una cosa che vorrei che i miei figli capissero il prima possibile, è questa. Smettila di preoccuparti di cosa pensano gli altri di te, cazzo. Non vivono la tua vita, non sono nella tua testa, non vedono i tuoi piani. Il giudizio degli altri non vale niente. Uno che ti dice "non mi piace", uno che ti dice "gesticoli troppo", ma che cazzo vuoi? Ogni volta che mi passa per la testa il giudizio di qualcuno lo immagino come una zanzara e la schiaccio. Un po' disgustoso, lo so, ma mi fa ridere, voleva succhiarmi il sangue, vita mia morte tua. Queste persone hanno smesso di avere diritto di voto sulla mia vita.

Il momento che ha cambiato tutto

Vorrei dirti che è stato il mio primo lancio col paracadute, ma quello che ha davvero spostato tutto è stato un pomeriggio con una mia parente, una persona a cui voglio bene, che mi ha spiegato che stavo portando tutto sulle spalle come Atlante. È il momento del mio primo crollo totale, a 30 anni, perché quel peso mi ha schiacciato. In questo paese se sei un uomo devi essere forte e non piangi, se sei donna te la devi cavare e ringrazia che sei fortunata. E se qualcuno ti chiede come stai, la risposta è "ma sì dai, tutto bene". Il 90% della gente che conosco, quel tutto bene è un cazzo. Io a questo gioco ero bravissimo, avevo un'armatura perfetta. E poi crolli.

Quel primo crollo ha dato il via al cambiamento, e lì mi ha aiutato lei, che è psicologa. Il secondo, quello devastante, è arrivato durante il Covid, a 34 anni. Lì mi ha aiutato Arianna, e mi ha portato da uno psicologo che vedo ancora adesso, ogni settimana (prima molto più spesso). Mi ha insegnato che se hai bisogno di aiuto devi chiederlo. Quindi tutto quello che ti ho raccontato ti può essere utile, ma se hai bisogno di un supporto vero, parla con uno psicologo, è un percorso che cambia la vita, e io ne sono un esempio. Perché chiedere aiuto non è perdere il controllo, è riprenderti la tua vita.

Buon compleanno a me, per questi primi 40 anni. Ti auguro davvero il meglio. Un abbraccio.