Il Mio Onesto Consiglio a Chi vuole Diventare Ricco

Il Mio Onesto Consiglio a Chi vuole Diventare Ricco

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Il consiglio che ho dato a un amico a cena e che avrei voluto dare al me di 10 anni fa: la libertà finanziaria parte da una domanda, non da una cifra sul conto.


Qualche sera fa ero a cena con amici che conosco da 20 anni. Uno di loro, trentenne, ottimo stipendio fisso, nessun problema nella vita, mi prende da parte e mi dice: «Giuseppe, io voglio diventare ricco, voglio essere libero». E me l'ha detto nello stesso modo in cui me lo scrivono in tantissimi, come se fosse una cosa che nella vita ti capita o non ti capita.

Qui non ti spiego come fare soldi e non ti vendo il sogno del milione. Ti do il consiglio che ho dato a lui quella sera, lo stesso che vorrei dare al me di 10 anni fa. E parte da una verità scomoda: la libertà finanziaria non ha niente a che fare con i soldi.

Una premessa, così ci capiamo: io non ti guardo dall'alto. Vengo da una famiglia normalissima, mio papà faceva il ferroviere, mia mamma l'infermiera, e avvocato lo sono diventato facendomi un culo così. Ho fatto una valanga di errori, ma 6 anni fa ho capito un paio di cose che hanno cambiato completamente la mia traiettoria.

Libero per fare cosa?

Quando qualcuno mi dice «voglio essere libero finanziariamente», la domanda che gli faccio non è mai quanto vuoi guadagnare. È: libero per fare cosa? E quasi sempre cala il silenzio. Perché tutti sappiamo benissimo da cosa vogliamo scappare, ma non verso cosa. I soldi non sono un fine, sono un mezzo per ottenere qualcos'altro. E questa cosa, te lo dico onestamente, io non l'avevo capita: me l'ha dovuta spiegare il mio psicologo qualche anno fa.

Quel mio amico, dopo 20 minuti di domande, ha iniziato a tirare fuori cose semplici: non fare un'ora e mezza di treno per andare a lavorare, stare con suo figlio, andarsi ad allenare, passeggiare col cane, leggere un libro, aprire un canale YouTube come ho fatto io. Cose semplici. Non jet privati, non barche, non orologi.

Stessa cifra, sensazione opposta

Te lo dimostro con un esempio banale. Due persone, entrambe guadagnano €1.800 al mese. La prima vive in provincia, magari ad Alessandria, da dove vengo io, nella casa di proprietà dei genitori: ha €1.800 al mese sostanzialmente per fare quello che vuole, e si sente libera. La seconda con gli stessi soldi prova a vivere in centro a Milano: metà stipendio in affitto, poi i trasporti, poi il confronto sociale con gente che ha un sacco di soldi. Stessa cifra, si sente in trappola.

E vale anche al contrario: c'è gente che fattura in un giorno quello che io e te facciamo in un anno e si sente comunque ansiosa, mai abbastanza, perché ha inseguito solo la cifra più grande. È una scala mobile infinita, e ci casco anch'io quando sono molto stanco: c'è sempre qualcuno che fattura più di te.

Quindi il primo lavoro non è guadagnare di più. È chiederti cosa cambierebbe nelle tue giornate se non dovessi più pensare ai soldi, e da lì scoprire la cifra che ti serve per quella sensazione. Che solitamente non è alta come pensavi. Facciamo un esempio pratico: sei italiano, niente yacht, niente Portofino. Diciamo €2.500 al mese senza dover scambiare le ore della tua vita con il lavoro. Per un sacco di persone quella è già libertà assoluta. Bene: adesso non hai più «voglio essere ricco», hai un bersaglio.

O cambi l'obiettivo o cambi il piano

E qui arriva la parte scomoda. La stragrande maggioranza delle persone ha un obiettivo e un piano che la porta completamente da un'altra parte. Se il tuo obiettivo è €2.500 al mese senza lavorare e il tuo piano è «vado al lavoro, faccio il mio e torno a casa», c'è qualcosa che non torna. La gente mi dice «voglio mettere da parte €100.000», gli chiedo cosa sta facendo per farlo e la risposta è boh, magari mi arriva un aumento.

Quando ti accorgi che obiettivo e piano stanno in due dimensioni separate hai due scelte: o cambi l'obiettivo o cambi il piano. E ti dico una cosa che in questi video di solito non trovi: cambiare l'obiettivo è perfettamente legittimo. Se per raggiungerlo devi rovinarti la vita e in fondo la tua vita di adesso ti va bene, abbassa l'obiettivo, non c'è niente di male. Io invidio tantissimo le persone che sanno apprezzare quello che hanno, quelle che sono contente veramente. Io non ci sono mai riuscito.

Il gioco delle 10 strade

Ti sei tenuto l'obiettivo? Allora cambiamo il piano. E so cosa stai pensando, perché l'ho pensato anch'io per un sacco di anni: mi serve più disciplina, più ore, più forza di volontà. Ti dimostro che non è quello il problema, con un gioco. Elencami 10 modi concreti e diversi per raddoppiare quello che guadagni oggi. Non vale «investo», non vale la lotteria, non vale «apro qualcosa»: 10 strade vere, con un primo passo realizzabile. Quante ne hai tirate fuori? Se sei come quasi tutti, due o tre, e pure confuse.

C'è un modo di vedere questa situazione che ho preso da Alex Hormozi: tu sai dove sei, sai dove vuoi arrivare, e in mezzo c'è una valanga di strade. Se non le conosci, non hai un problema di motivazione: hai un problema di conoscenza. Il mio amico quella sera ha buttato lì il mattone e la partita IVA, le prime due cose che dicono tutti. Gli ho chiesto: quanti libri hai letto? Con quante persone del settore hai parlato? Quanti podcast? Zero, zero, zero. Non ha fallito perché non è portato. Ha fallito perché non aveva idea di quello che stava facendo.

Fare soldi è un mestiere, e nessuno lo tratta come tale

Pensa alle cose che oggi sai fare bene: guidare, cucinare qualcosa di buono, fare uno sport decentemente. All'inizio facevi ridere, come facevo ridere io con i primi video. Le hai imparate con la ripetizione. Eppure sui soldi tutti pretendiamo di essere già portati. Nessuno si sognerebbe di fare il chirurgo senza aver mai studiato, ma «voglio essere ricco» senza aver mai aperto un libro sull'argomento sì. E poi ci stupiamo che la gente non riesce a guadagnare.

Questa in realtà è la notizia più bella di tutto il discorso. Fare soldi non è un talento che ce l'hai o non ce l'hai: è una competenza, e le competenze si imparano. Quindi si parte esplorando: qualche libro basico sul denaro, qualche podcast, ma di gente che ti spiega come funziona il meccanismo, non di gente che ti vende il sogno della ricchezza immediata, perché in quel caso diventano ricchi solo loro. E solo dopo, quando hai trovato una o due strade compatibili con la tua vita, approfondisci. Qual è la strada giusta per te non te lo posso dire io né nessun altro.

Ok, Giuseppe, ma io non ho tempo

Lo so, è la cosa che sento da un sacco di gente. Ok. Quante ore alla settimana passi sui mezzi? Secondo me quattro almeno. E in quelle ore cosa fai, scrolli? In quelle ore puoi leggere un libro, o ascoltare un podcast se guidi. Mentre lavi i piatti: podcast. Mentre fai la spesa: podcast. Mentre pedali in palestra o porti fuori il cane, uguale. E non ci metto dentro il tempo davanti alla TV o alla PlayStation, quello non lo voglio neanche sentire. Non ti sto chiedendo di trovare tempo nuovo, ti sto chiedendo di usare il tempo morto che stai già sprecando. Non mollare il lavoro domani mattina, non fare l'eroe.

E poi c'è la cosa che trascurano quasi tutti: pensarti come un atleta, perché conta il risultato in campo ma conta di più quello che fai fuori. E fuori dal campo sono quattro cose.

1. La salute. Non 47 ore di allenamento al giorno: muoverti, non trattarti come un sacco dell'immondizia. Non è un caso che le persone ricche che conosco curino la salute in maniera maniacale: sanno che senza quella i soldi non li fai.
2. Il tempo, e torno a menarla: output straordinari richiedono input straordinari, non c'è altro modo.
3. Se sei dipendente, usa il posto fisso a tuo vantaggio: stipendio ogni mese, 7-8 ore di lavoro e altre 8 in cui puoi imparare qualcosa. È la rete di sicurezza più comoda che esista.
4. Le persone intorno a te: sei la media delle cinque con cui passi più tempo. Non tagliare gli amici della birretta, per carità, ma trova due o tre persone con le tue stesse ambizioni. E se non le hai intorno, cercale online.

Tutto questo ha un rischio, ed è quello che avrei voluto capire un sacco di anni fa: passare i prossimi 10 anni nella dinamica «quando avrò quei soldi sarò felice» e perderti il resto. È come nella danza: lo scopo non è arrivare alla fine, è ballare. I soldi vanno e vengono, ne puoi perdere e rifarne 10 volte tanto, è successo a me. Il tempo no. Quindi la domanda te la lascio: tu, libero per fare cosa?