Praticamente tutti leggiamo per due motivi. O per intrattenerci e passare il tempo, quindi romanzi, oppure per informarci e accumulare nozioni. E nel secondo caso, nella stragrande maggioranza dei casi, poi nella nostra vita non cambia veramente nulla. Lo so perché è successo a me per un sacco di anni, prima del 2020. Poi ho scoperto che ci sono pochissimi libri che ti rendono pericolosamente più intelligente: ti riscrivono letteralmente il cervello, cambiano come pensi, come decidi e come vedi quello che gli altri non vedono nemmeno. In questi anni ho letto centinaia di libri e ne ho selezionati sette.
Il truffatore che non ha previsto niente
Parto con una storia. Sei tranquillo a casa tua e ti arriva un WhatsApp anonimo: il mercato salirà. Tu dici "ma che cazzo?", poi una settimana dopo quelle azioni sono salite davvero. Il mese dopo un altro messaggio: scenderanno. E scendono. E poi un altro, e un altro. A quel punto ti arriva la proposta di mettere i tuoi soldi in un fondo speciale. Ce li metti. Due mesi dopo non ci sono più, ovviamente.
Il trucco è semplice. Il truffatore prende 10.000 contatti. A metà scrive che il mercato sale, a metà che scende. Il mese dopo riscrive solo ai 5.000 per cui la previsione era giusta, li divide di nuovo, e va avanti così finché gli restano in mano 100-200 persone convinte che lui non sbagli un colpo. Costo dell'operazione, oggi, zero. E lui non ha previsto niente.
Questa storiella, purtroppo vera, viene da Giocati dal caso di Nassim Taleb. E il punto non è la truffa: è che il mercato reale produce lo stesso risultato senza nessun truffatore. Taleb ti fa l'esempio di 10.000 fondi gestiti da computer volutamente incompetenti: anno dopo anno, i sopravvissuti, anche se non capiscono un cazzo di investimenti, verranno acclamati come profeti. E nessuno penserà al 99,9% che non c'è riuscito.
La lezione: quando vedi un risultato straordinario, chiediti quanti erano i contendenti alla partenza. Se una su 10 ci azzecca, ok. Se una su 10.000, quel risultato non vale niente. E vale anche con te stesso: metti in una colonna quello che hai controllato tu e nell'altra il caso, il tempismo, la botta di culo. E una frase del libro mi è rimasta impressa: "Nessuno accetta il caso nel proprio successo, soltanto nel proprio fallimento".
La domanda che ha fregato l'85% degli studenti di Stanford
Ti faccio la domanda, hai 10 secondi. Linda ha 31 anni, è schietta, brillante, laureata in filosofia. Da studentessa era ossessionata dalla giustizia sociale. Qual è l'opzione più probabile? A: Linda fa la cassiera in banca. B: Linda fa la cassiera in banca ed è attiva nel movimento femminista della sua città.
Hai risposto B? Come l'89% delle persone. Ed è assurdo, perché ogni cassiera femminista è comunque una cassiera: B non può essere più probabile di A. Questa domanda è stata fatta a dottorandi di Stanford, gente che studia la probabilità di mestiere: l'85% l'ha sbagliata. Il problema è che la nostra testa non valuta le probabilità, valuta quanto una storia suona bene. E "cassiera femminista" è una storia migliore di "cassiera". Ti assicuro che l'ho sbagliata anch'io.
Il libro è Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman. Un librone pazzesco, ti avviso: complesso, ci ho messo veramente tempo a digerirlo, è un manuale applicato di psicologia e decision making. Kahneman ha vinto il Nobel per l'economia nel 2002, ed è già una barzelletta, perché di mestiere lui fa lo psicologo. Quello che ti insegna è che la parte lenta del cervello, quella che dovrebbe controllare tutto il resto, alla fine non controlla: firma senza farci attenzione. La tua testa costruisce una storia perfetta sui pochissimi pezzi che ha, senza dirti che ce ne sono centinaia che non ha.
L'uomo che si era innamorato della tastiera
Non so se conosci Mike Lazaridis, l'inventore del BlackBerry. Nell'estate del 2009 il BlackBerry rappresentava metà del mercato mondiale degli smartphone. Nel 2014, l'1%. Cos'è successo? Mike si era innamorato della tastiera fisica, guardava i milioni di persone che la usavano e diceva "dai, cazzo, è l'idea del secolo". Non vedeva i miliardi di persone che volevano uno schermo.
Questa storia viene da Pensaci ancora di Grant, e la frase chiave del libro è: "Le nostre convinzioni diventano prigioni che costruiamo da soli". Grant dice che quando difendiamo le nostre ragioni indossiamo tre abiti: il predicatore, che difende l'idea come fosse sacra; l'accusatore, che attacca chi la pensa diversamente; il politico, che ti dice quello che vuoi sentire. E lui stesso ammette di aver preso l'idea da un ricercatore che si chiama Tetlock — che guarda caso è l'autore del quinto libro. Grant aggiunge la quarta maschera, quella dello scienziato: quello che non ha ragione per il gusto di aver ragione, ma testa le proprie convinzioni.
E c'è un'altra cosa che ti cambia il modo di pensare: i problemi non li hanno i principianti assoluti, perché sanno di non sapere. Il problema arriva quando passi da principiante a dilettante, quando ne sai abbastanza da sentirti arrivato ma non sei arrivato da nessuna parte. Cambiare idea vuol dire che stai crescendo. Non te lo dimenticare mai, per favore.
La peggior scelta della storia della NFL, che non lo era
Primo febbraio 2015, il Super Bowl. Mancano 24 secondi, Seattle sta perdendo di quattro punti, la palla è a un metro dalla linea che darebbe la vittoria. In campo c'è Lynch, soprannominato Beast Mode, fatto apposta per quel singolo metro. Tutto lo stadio sa già come andrà. E invece l'allenatore fa lanciare, gli avversari intercettano, partita finita. Il giorno dopo: la peggior scelta della storia della National Football League.
Con questa storia si apre Decidere, una scommessa di Annie Duke. E lei te la ribalta subito: in tutta quella stagione, da quella stessa identica posizione, erano stati tentati più di 60 lanci e nessuno era stato intercettato. Zero. L'allenatore non aveva preso una decisione stupida: aveva preso la decisione più logica sui dati che aveva, ed era stata semplicemente sfortuna.
I giocatori di poker a questa tendenza danno pure un nome: resulting, giudicare una scelta dal suo risultato, quindi dopo. Lo fai ogni volta che dici "io lo sapevo che era una cattiva idea". E ti rende più stupido, perché stai studiando quella che è semplicemente fortuna e la stai chiamando strategia. Il titolo del primo capitolo dice tutto: la vita è poker, non scacchi. Negli scacchi vedi tutto; nel poker e nella vita c'è quello che non sai. Puoi giocare la mano perfetta e perdere lo stesso.
Gli esperti e lo scimpanzé con le freccette
Ti ricordi Tetlock? Il suo libro è Superforecasting e purtroppo è l'unico dei sette che non c'è in italiano. Ma una sua frase la conosci già: gli esperti ci azzeccano meno di uno scimpanzé che lancia freccette a caso. Viene da una ricerca vera: 20.000 volontari, oltre 1 milione di previsioni, e la scoperta che il 2% di quella gente prevedeva il futuro meglio degli esperti pagati per farlo. Smonta tutto il business delle previsioni, soprattutto nel mondo finanziario.
Conan Doyle e le fate di cartone
È il 1917 e due ragazzine di un villaggio inglese fotografano delle fate vicino a un ruscello. Peccato che fossero ritagli di cartone tenuti su con due spilloni. E ci casca Arthur Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes, che poi ci mette tutta la vita a difendere l'autenticità di quelle foto. Il punto è che Doyle gli spilloni li vedeva, li vedrebbe chiunque. Solo che li reinterpretava: l'ombelico delle fate, il cordone che le collega alla madre. Un uomo normalmente intelligente avrebbe detto: a me sembra disegnato su cartone.
Questo lo spiega David Robson ne La trappola dell'intelligenza, e la tesi di fondo è che l'intelligenza non ti rende più imparziale: ti rende più bravo a difendere le tue tesi. Si chiama ragionamento motivato.
Come se ne esce? Con lo strumento più strano del libro, basato sul paradosso di Salomone: siamo molto più bravi a dare consigli sui problemi degli altri che sullo stesso identico problema quando è nostro, dove possiamo ciurlare nel manico per mesi ("ciurlare nel manico" è una frase di mia moglie, vuol dire tergiversare). Il trucco: scrivi la decisione in terza persona, col tuo nome. "Non so se lasciare questo lavoro" diventa "Giuseppe non sa se lasciare questo lavoro. Cosa dovrebbe fare?". Sembra una scemenza, ma funziona in modo strabiliante: sposti il problema fuori dal tuo ego e di colpo lo vedi.
Che cos'è l'acqua?
Il settimo non è un libro. Sono meno di 4.000 parole, un discorso di 20 minuti fatto ai laureandi di un college americano. Lo trovi in una raccolta che si chiama Questo è l'acqua, ed è di David Foster Wallace.
Inizia così: due giovani pesciolini nuotano tranquilli e incrociano un pesce più anziano che dice "ciao ragazzi, com'è l'acqua oggi?". I due nuotano ancora un po', si guardano e dicono: "Che cos'è l'acqua?". Wallace non ti lascia interpretare, te lo dice lui: le realtà più ovvie sono spesso le più difficili da vedere e da raccontare. E questo discorso tiene insieme tutti e sette i libri, perché Wallace dice a quei ragazzi che il vero valore dell'università è imparare a pensare: non prendere per buono tutto quello che il mondo ti propina. Il discorso finisce ripetendo una cosa ovvia: questa è l'acqua, questa è l'acqua. È uno dei testi che mi ha veramente cambiato la vita e mi ha portato qui oggi.
Nessuno di questi libri funziona se non li leggi
E questa è l'unica cosa che conta davvero. Scegline uno, quello che ti ha punto di più leggendo fin qui, e parti da lì. Io ti ho fatto la mia selezione dopo centinaia di libri: in quale di questi errori ti sei riconosciuto di più?