ChatGPT è il primo sistema di intelligenza artificiale che ho aperto in vita mia, e secondo me è successo anche a te. Ed è anche quello che ancora oggi apro dal telefono almeno 10 volte al giorno, perché negli ultimi mesi sono uscite una valanga di funzioni nuove. In questi anni ho commesso praticamente tutti gli errori che fa un principiante quando lo apre. Quindi qui trovi quello che avrei voluto sapere io il primo giorno: come funziona, per quali cose è meglio degli altri, quanto costa e come usarlo da subito.
La domanda giusta non è «qual è il migliore»
Prima di aprire qualsiasi sistema di AI, che sia ChatGPT, Gemini, Claude o gli altri, lascia perdere qual è il migliore. Imparare a usarne bene uno richiede comunque un po' di tempo, e fare la scelta sbagliata ti fa buttare via settimane. Quindi chiediti: su quale strumento ho intenzione di investire il mio tempo?
I principali sono tre. ChatGPT, il primo, il più mainstream, oggi una delle app più usate al mondo. Gemini, quello di Google, molto figo perché dentro ci sono Gmail, il Calendar, le ricerche, Drive. E Claude, quello di Anthropic, che negli ultimi mesi è diventato il più figo per il coding e il lavoro intenso.
Per la stragrande maggioranza delle persone, lo strumento di default è ChatGPT, e per ragioni obiettive. La prima è la ricerca sul web: quando devi sapere qualcosa nell'immediato, senza impazzire tra le pagine di Google, è quello che risponde meglio e più in fretta. La seconda è la modalità vocale: OpenAI si è portata in casa Whisper, un sistema di trascrizione che è in assoluto il più preciso di tutti. Ci puoi parlare e ti risponde con una qualità pazzesca; su Claude, in confronto, fa cagare. La terza è il telefono: l'app di ChatGPT è la più immediata delle tre.
E ti dico una cosa super onesta, che magari mi costa pure qualcosa: io questi sistemi li uso tutti, li ho implementati in una valanga di aziende, mie e di altri. Per il lavoro intenso e per scrivere codice, secondo me, Claude non lo batte nessuno. Se nella tua vita usi solo Gmail, va benissimo Gemini, che è pure gratis. Ma se la tua giornata è fatta di domande al volo, ricerca, voce e curiosità, ChatGPT non lo batte nessuno.
Il prezzo, dove tutti sbattono la faccia
I piani ad oggi sono questi. Il Free è completamente gratuito, con chat limitate sul modello base: i limiti veri sono sulle chat vocali, sulla generazione di immagini (più lenta) e sui modelli avanzati. Va bene per un test veloce, poi passerei subito oltre.
Il piano Go costa €8 al mese: più messaggi, più upload, più immagini. Ma occhio: in questo piano c'è la pubblicità, come le inserzioni che ti becchi usando Google gratis.
Poi c'è il Plus, €23 al mese, e te lo dico subito: va bene per il 99% delle persone. Tutti i modelli compresi gli ultimi, generazione di immagini, memoria, ricerca estesa, niente pubblicità. Per me è quello da scegliere.
Infine il Pro: un utilizzo cinque volte maggiore del Plus a €103, o venti volte maggiore a circa €200. Ha senso solo se bruci i tuoi limiti settimanali tipo tre volte a settimana, altrimenti lascia perdere.
Il criterio vero per scegliere non è quello che dice Giuseppe e non è il marketing: è l'utilizzo nelle tue giornate. Se più volte a settimana raggiungi il limite, è il segnale che devi salire di gradino. E un'altra cosa che non dice quasi nessuno: se sei un libero professionista o un'azienda come me, metti il numero di partita IVA e non paghi l'IVA. Poi va registrata in reverse charge, ma quelli sono fatti del commercialista.
Le quattro banalità che il 90% delle persone salta
La prima cosa da fare in assoluto è il login. Sembra banale, ma un sacco di gente lo prova senza e poi dice «funziona di merda». Non hai fatto il login: non c'è memoria, nessuno si ricorda chi sei, cosa pretendi? Se invece l'hai fatto, gli chiedi i migliori ristoranti di Milano e lui si ricorda quale hai scelto.
La seconda: vai in impostazioni, personalizzazione, e abilita la memoria. Lì viene raccolto chi siamo, cosa facciamo, cosa ci piace, e la cosa bella è che gliela puoi aggiornare anche durante le chat: ricordati che i riassunti mi piacciono così, ricordati che mi piace la pizza in quello specifico ristorante, ricordati, ricordati, ricordati. Si costruiscono strati su di noi, e questo significa perdere molto meno tempo.
La terza, collegata alla memoria, sono le chat temporanee, quelle anonime che si attivano dal simbolino in alto a destra. Quando chiedi qualcosa che non c'entra niente col tuo lavoro, magari una cosa per un amico, usale: così le ricerche non finiscono nella tua memoria. E c'è una funzione fighissima: nella chat anonima puoi chiedergli di usare la tua memoria per risponderti senza però salvare niente.
La quarta: collega le tue app tramite i plugin. Gmail, Google Drive, Notion, Slack, Google Calendar, praticamente qualunque cosa. Io ho collegato Gmail e dalla chat posso dirgli «controlla le ultime email ricevute».
Ultime due cose sull'interfaccia: la selezione del modello (l'ultimo, il più potente, per le cose complesse; quello di mezzo va praticamente bene sempre) e il livello di ragionamento, dove io sto quasi sempre su alto o extra alto. E poi il tasto più, per aggiungere file, ricerche sul web, Deep Research, foto. Con queste quattro banalità sei già davanti al 90% delle persone che usa ChatGPT da mesi.
Le cinque righe che valgono l'intero video
Ora ti manca una cosa sola: cosa cacchio ci scrivo dentro? Perché la differenza tra «eh, carina l'intelligenza artificiale» e «mi ha cambiato il modo di vivere e di lavorare» sta tutta in cinque semplici righe, e questo metodo conta più dello strumento.
Riga 1: il ruolo. Gli devi dire che vestito sta indossando: sei un consulente fiscale italiano, sei un copywriter esperto di LinkedIn, sei uno stratega di YouTube. Nel momento in cui gli dai un ruolo cambia tutto: tono, output, profondità del ragionamento.
Riga 2: il task, con un verbo forte. Non «aiutami per favore», ma scrivi, analizza, agisci. Gli devi dire cosa fare, non lo devi supplicare.
Riga 3: le regole. Tono formale ma non rigido, massimo otto righe, niente giri di parole, niente emoji, solo fonti scientifiche. Perché se non gli dici la forma che vuoi, decide lui, e solitamente decide di merda.
Riga 4: l'audience. A chi è destinato il risultato: un lettore qualunque, te, il tecnico, il tuo capo. La stessa risposta per due destinatari diversi ha una forma diversa.
Riga 5, quella jolly: «Se ti mancano delle informazioni per procedere, chiedimele prima». Questa cambia tutto, perché il sistema è bravissimo a farti le domande: te ne fa tre mirate, gli rispondi e ti becchi l'output giusto al primo colpo. Risparmi tempo e token, quindi soldi.
Te lo faccio vedere con un annuncio di lavoro. Invece del generico «scrivimi un annuncio per il mio team», gli ho detto: sei un recruiter senior specializzato in piccole aziende italiane, scrivi un annuncio concreto, diretto, professionale ma umano, massimo 300 parole, senza frasi da corporate e senza emoji, destinato a persone valide che stanno già lavorando; se ti mancano informazioni, fammi prima le domande. E lui mi ha chiesto: che ruolo stai assumendo? Quale risultato deve portare questa persona? Che livello, dove si lavora, contratto e compenso? Gli ho risposto dettando: cerco un operations manager per una società che produce contenuti digitali, team di sei persone, scadenze, KPI, riunioni settimanali, ibrido da Milano con 3 giorni in presenza, almeno 3 anni di esperienza, RAL 35-45.000 €. E sbam: l'annuncio perfetto in un colpo solo, senza dirgli le cose 150 volte.
I progetti, la funzione che quasi nessuno spiega bene
Un progetto, in due parole, è una cartella dentro la quale ChatGPT tiene tutto quello che riguarda una specifica attività: le istruzioni che valgono sempre, i documenti da consultare, tutte le chat su quel tema. Ogni volta che lo apri è già pronto, non devi rispiegare niente a nessuno.
Io ne ho creato uno che si chiama Letture 2027: nelle istruzioni gli ho detto di agire come mio writing advisor, di usare prima i file del progetto, di non consigliarmi libri già letti e di preferire libri concreti e rigorosi. Nelle risorse ho caricato la lista dei già letti e il backlog da valutare. Poi apro una chat e gli dico solo «che cosa leggo dopo?». Mi ha consigliato un libro di Frank Slootman, agganciandolo alla mia vita in questo momento: un team che cresce, KPI, standard più alti, persone che tengono le redini senza dipendere da me. Questo me lo leggo veramente.
Due funzioni avanzate che adoro: il Deep Research, che lavora su più fonti e ti restituisce un report strutturato con le citazioni (gli ho chiesto di confrontare le piattaforme per newsletter del 2026 per un creator italiano, risultato pazzesco), e la voce avanzata dal telefono, che ti interrompe davvero mentre parli, come una persona. Gli ho detto «fammi da sparring partner prima di registrare un video, una domanda alla volta, e se divago interrompimi». E mi ha interrotto. È una figata.
I quattro errori che fanno tutti
Primo: la domanda generica secca, senza la griglia delle cinque righe. Ci metti 20 secondi e poi diventa automatico, te lo assicuro. Secondo: le chat infinite. Questi sistemi hanno un contesto, un limite di token oltre il quale vanno in confusione: se devi parlare più volte dello stesso argomento, avvia chat nuove dentro un progetto. Terzo: non attivare la memoria e non collegare le app, che vuol dire usare uno strumento che non sa nulla di te. Quarto: usare sempre lo stesso modello. Modello più potente uguale task più complesso, ma anche più tempo e più consumo; per la domanda semplice va benissimo quello di default.
Apri ChatGPT, fai il login, attiva la memoria e prova la griglia delle cinque righe su una cosa vera del tuo lavoro. Se lunedì mattina risparmi mezz'ora, quella mezz'ora l'hai guadagnata qui.